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Posts Tagged ‘Rick Davis’

Dopo tanto parlar di brand, è salutare fare un salto nel campo in cui l’arte dello spin è germogliata: la politica.

Le primarie prima e le presidenziali ora, stanno dimostrando la disponibilità al 2.0 anche della politica, per la gioia dei campaign manager che hanno adesso tra le mani un nuovo potente strumento attraverso il quale cercare di dare il giusto spin ai candidati.

Al pomeriggio di ieri, erano stato uploadato un totale di 1410 video su You Tube inerenti i senatori John McCain e Barack Obama, con deciso – e quasi impressionate – sbilanciamento a favore del candidato democratico (1186 vs. 224).

Di questa marea, i video a mio avviso più interessanti – per svariati motivi – sono quelli postati dai campaign manager stessi, quelli in cui sono loro a parlare in prima persona. Prendendo in considerazione questo campione , nonostante il palese minor interesse del partito repubblicano per il mondo dei social media, l’onore del primo video spetta al responsabile della campagna McCain, che lo ha postato a dicembre 07, in piene primarie.

Rick Davis, non certo uno scout, spiega in 6 minuti e in maniera sistematica e metodologica le ragioni per cui McCain is the most electable Republican — there is no other conservative Republican who can beat Hillary Clinton“, predicendo e anticipando anche alcuni momenti salienti delle primarie in corso, come lo scontro – che si rivelerà molto utile per McCain – tra Romney e Huckabee in Iowa.

Circa sei mesi più tardi, alla conquista da parte di Obama della nomination democratica, Davis postato un altro video: the McCain 2008 Strategy Briefing.


In questo, lungo più del doppio del precedente (14 min) e visto da più del doppio degli utenti (circa 13.000), Davis attacca direttamente l’ambiente politico, definendolo “probably the worst in our party’s history”.

Quindi passa in rassegna come uno stratega chino sul tabellone di Risiko le principali regioni americane riassumendone i principali crucci (sostanzialmente: economia e Iraq) e focalizzandosi sui più delicati campi di battaglia (Ohio e Pennsylvania) dichiarando strategicamente l’obbiettivo da conquistare: espandere la base repubblicana attirando gli indipendenti e conquistando i democratici sfiduciati. Addirittura si avventura nello spinoso e spinato campo dell’elettorato ispanico, sostenendone l’importanza, specie in California e nel southwest.

Sommariamente, uno stile sobrio, formale, nostalgico e un po’ militaresco, decisamente datato.

E decisamente il contrario dello stile del collega annidato dall’altra parte della barricata: David Plouffe, più giovane e decisamente più digital (almeno ha una pagina dedicata in Wikipedia… se si cerca in rete di Davis si trova quasi solo dell’omonimo calciatore che giocò nei New York Cosmos negli anni ’80…)

Il primo video di Plouffe, datato Giugno 2008,


è tutto fuorché formale: si parte da un’inquadratura di Plouffe nel suo ufficio disadorno che, un po’ dondolando sulla sedia, quasi chiacchierasse con l’utente, introduce e quindi commenta slides prese direttamente dal suo labtop – con effetto “friendly homemade”. Rispetto ai video di Davis, vengono esposti molti meno dettagli su strategie e piani della campagna, ma piuttosto si spronano i supporter a donare a favore del candidato.

Cambia il tipo di destinatario e il modo in cui a loro ci si rivolge: “all of you who are out there working so hard, continuing to contribute money, knocking on doors for us”. Più che i numeri – che restano sempre e comunque importanti in una campagna – a scandire il video è un senso di “entusiasmo”, sottolineato dall’affiatamento con cui Plouffe coinvolge l’utente (un affiatamento che sembra anche tradursi nella postura e nei gesti, senza però mai eccedere) e dai dati snocciolati (“only 45% of McCain’s voters say they’re enthusiastic, compared to 81% of Obama’s voters” – fonte un sondaggio di LA Times).

Anche nel secondo video, David Plouffe’s strategy Update, il focus è su donatori e volontari, su quello che lui chiama “unprecedented grassroots suppors” che consiste il un 1,7 milioni di donatori ed un milione di volontari.

Entrambi i video di Plouffe sono stati visti oltre 40,000 volte.

Grazie alla rete abbiamo oggi più informazioni su una campagna di quante ce ne sia mai interessato avere. Ma soprattutto – grazie alla viralità e alla dimensione sociale del 2.0 – un buon spin doctor può effettivamente trasmettere il senso che i cittadini non sono più parte passiva di una campagna, ma ne sono anch’essi artefici attivi. Diventano loro stessi divulgatori.

L’illusione (senza accezione negativa nel termine) è che siamo tutti campaign manager, quando DIGGiamo un video, lo postiamo su Facebook o lo condividiamo via del.icio.us.

Ergo, il campaign manager in pectore ha un doppio lavoro e una responsabilità al cubo: lo spin doctor 2.0 diffondendo e dando in consegna a sprovveduti utenti le proprie armi ha sì a disposizione un esercito di comunicatori senza precedenti ne paragoni, ma deve stare molto attento affinché queste armi funzionino al meglio, siano maneggevoli e facili da usare, e che vengano puntate nella giusta direzione.

Il miglior modo per farlo è allora quello di immedesimarsi negli utenti stessi cui ci rivolgiamo: parlare nel modo in cui parlerebbero loro (senza mettergli in bocca parole e numeri che rischierebbero di usare a sproposito), vestire, muoversi, guiardare fisso la webcam come fossero loro e non un lobbysta a star uploadando un video.

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