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Terzo e ultimo post (per ora) dedicato a Twitter..

Mi sono già espresso sulle potenzialità del mezzo, in termini che vanno dal business2customer ai servizi di caring. Ma come tutti isocial media, presenta a livello corporate insidie non indifferenti.
Jeremiah Owyang, esperto in materia, ne posta di tanto in tanto ottimi esempi, in una lista di worst-practice che rimangono a monito verso aziende che ignorano o malgesticono la sfera 2.0.

Com’era prevedibile, gli esempi di usi deviati e devianti di twitter si stanno moltiplicando di pari passo con la sua popolarità (si veda qui ad esempio qui ).

Ma il caso più didascalico (e puntualmente presente nella lista di Owyang) è quello del brandjacking ai danni di Exxon Mobil Corp.

Il fatto risale ai primi di Agosto, quando su Twitter è comparso un account a nome (e logo) Exxon Mobil Corp, con sullo sfondo tanto di barili e distributori con brand bene in evidenza. Primo sospetto suscitato: le immagini sono tratte dal sito Exxon e non Exxon Mobil, differenza che in termini di brand non è così sottile.

La persona dietro l’account – chiamatasi Janet – pretendeva di essere una figura interna alla Exxon adibita al ruolo di rispondere via Twitter alle domande dei clienti followers.
Secondo sospetto sucitato: possibile che la più grande compagnia petrolifera al mondo (nata dallo “scioglimento” di quella Standard Oil la cui voce era proprio Ivy Lee, l’uomo che ha inventato le pubbliche relazioni) avesse assunto per promuovere la propria immagine nella twittersfera una persona così poco pratica di comunicazione? Basti pensare a come è stata trattata la delicata questione Exxon Valdez: …alle recriminazioni dei followers in merito, Janet rispose che l’incidente “non rientrava neanche tra le prime dieci tragedie analoghe”. Una risposta idiota.

E’ poi bastato che un paio di bloggers scrivessero dello sbarco della Exxon nell’universo social media perché venisse fuori la verità: la compagnia ha subito negato alcun coinvolgimento nell’account.
Lodevole che la Exxon invece di scagliare avvocati armati di citazioni per violazione del trademark abbiano deciso di usare il guanto di velluto e di rispondere solo all’interno del contesto, in stile social media (ecco l’arte di comunicare lasciata in eredità da Lee…).

Ora di Janet rimane solo questo…

Gli spokeperson (questa volta ufficiali: Alan Jeffers, Public Affaire manager) hanno dato la colpa del brandjacking al mancato monitoraggio del loro stesso brand online (vale per twitter così come per Identi.ca e simili o per le rooms di Friendfeed..).
Jeremiah Owyang gli ha rivolto alcune interessanti domande in merito (si possono trovare qui), tra cui:

What lessons have you learned about monitoring your brands in social networks?
“We need to be diligent about what is being said about you, by you, and those pretending to be you”

Ma monitorare, ascoltare (parola chiave per usare al meglio e saper gestire tutti i social media), oltre che per prevenire può essere un’ottima pratica anche per promuoversi.

Saper usare bene Twitter Search può dimostrarsi un’ottima chanche anche per fare new business (check out this Chris Brogan’s post).

Inserite un search term come ad esempio – banalmente – startup

Poi iscrivetevi ai feed della query e aggiungetelo al vostro lettore di RSS.

Potete ovviamente inserire numerosi filtri o ri-tarare le vostre ricerche a seconda dei risultati.
Scoprirete che non è impossibile trovare una startup con problemi di PR a cui proporre una consulenza. O alla quale promuoversi.

Do your homework: Go listen to the twittersphere!

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