I social network hanno portato a termine il traghettamento – iniziato solo alla fine degli anni ‘90 – dall’epoca d’oro del branding giocato sulla creatività del logo all’attuale branding giocato sulla creatività del posizionamento.
Negli anni ottanta la lotta era per apporre il proprio logo sui muri, poi i pubblicitarì si sono accorti che la gente più che guardar per strada puntava gli occhi alla tv e la battaglia si è spostata al tubo catodico.
Oggi l’attenzione sono la rete e ciò che ci gira intorno. Una manna per PR e marketers, data la viralità del mezzo.
I muri li guardavano solo quelli che ci passano accanto. La televisione raggiungeva sì tutti, ma era facoltà di tutti cambiare canale. Sono meno di un centinaio gli spot che nella storia della tv hanno portato gli utenti a volerne guardare il contenuto con una specifica attenzione.
Grazie al social networking è invece lo stesso utente ad avere la facoltà di partecipare al brand, un potere che porta con se l’onere e l’onore della scelta.
Presa consapevolezza di questo, la guerra del branding è migrata in rete dove ha trovato un terreno assai fertile dove crescere senza dare troppo nell’occhio (parola d’ordine: evitare la sovraesposizione).
Fondamentale però tenere a mente che – come ricordatoci sopra – la regola aurea dev’essere di non semplicemente esportare i contenuti da un media all’altro, ma di plasmarli e addattarli, renderli leggibili per il nuovo popolo di utenti, tenendo sempre bene a mente l’importanza dell’utilità del messaggio e dei bisogni del consumatore e rendendo il tutto facilmente fruibile e sopratutto divulgabile.
Gli esempi in tal senso sono tanti . Ma un tool che si sta rilevando particolarmente propenso e a mio avviso efficace è twitter.
Basta dare un’occhiata a questo Twitter Brand Index per farsi un’idea di quanti brand la pensino allo stesso modo.
C’è chi lo usa per aggiornare delle novità in arrivo o per promuovere le proprie iniziative (veicolando spesso press release ufficiali – ..bad), e chi – mooolto più efficacemente – lo usa per parlare con i propri clienti in modo diverso, commentando l’attualità, proponendo dibattiti o affermando la propria posizione in merito a particolari issue, lasciando solo la propria firma a far da velata subliminalità.
O chi, ancora meglio, lo usa per rispondere alle domande dei propri customer, come Firefox, o GM, che l’ha integrato con il proprio blog (non il massimo, ma è un passo avanti rispetto a molti competitors), o come Intel che lo utilizza a fini di recruiting.
La corsa a twitter è continua, ci trovi un pò tutti dalla Motorola alle M&M’s, dalla Honda fino alla Rio Tinto (..geniale). Così come i giornali, che cercano ogni giorno di più di spostarsi verso l’integrazione perfetta con la rete per un domani dire definitivamente addio alla carta e ai suoi costi: Financial Times, WSJ, il NewYorker, la Reuters.
Feed sul tuo Twit, un altro passo verso la notizia (quella che ti serve) che cerca te e non tu che cerchi lei.
Le notizie come le informazioni: vuoi novità su un film o su uno spettacolo a Las Vegas, o aggiornamenti sulla campagna acquisti dei Detroit Pistons? Eccoli..
Twitter è nevralgico, è un’immensa frenetica città virtuale, con i suoi musei (Brooklyn Museum) e zoo (quello di San Francisco).
Una città in microblogging, con tanto di mezzi di trasporto (il mio preferito: il twit della BART di SF..) e fiumi d’opportunità per i PR pros che hanno un nuovo potente mezzo per diffondere in a gently & friendly way il proprio messaggio.
E che prendano nota nota non solo i marketers, ma anche gli spin doctors e i campaign manager: se anche la politica va al 2.0, anche Twitter può spostar voti. Chi non ci crede dia un occhio agli oltre 55,000 followers di Mr. Obama.


[...] precedente post ho cercato di elencare quali che siano i pregi e i benefici di usare twitter per promuovere il [...]